RUBRICA: Analisi melissopalinologiche
La conoscenza del contributo al raccolto in miele da parte del pascolo xèrico sul versante ovest del monte e della macchia mediterranea è uno dei fini originari della presente indagine. Lo studio sul contributo della vegetazione dei coltivi, con particolare attenzione ai lavandeti, è stato inserito durante l’impostazione della metodologia, per gli stessi motivi per i quali sono state compiute osservazioni non solo sul pascolo e nella macchia, ma anche tra gli stessi coltivi. Tra tutti gli apiari che producono miele nell’area del Cònero, dunque, ne sono stati selezionati tre – contrassegnati col n. 1, 2 e 3 – per la loro posizione strategica rispetto alle zone 1, 2 e 3, rispettivamente (fig. 3). Durante il periodo della ricerca l’apiario 1 ha avuto una consistenza media di 25 alveari, il 2 di 20 ed il 3 di 15. Ogni apiario è stato condotto da un diverso apicoltore. Il n. 1 da uno degli autori del presente lavoro (Walter Asci).
Che cosa si intende per “posizione strategica” di un apiario?
La vegetazione dei campi è, come visto, fonte comune di approvvigionamento per le bottinatrici di tutti e tre gli apiari per tutto l’anno. Ognuno dispone inoltre di un territorio “esclusivo” di bottinamento, difficilmente accessibile agli altri due per vari fattori [distanza, caratteristiche fisiografiche; Simonetti e coll., 1989)]. Si tratta dei lavandeti per l’apiario 1, del pascolo xèrico per l’apiario 2, mentre la macchia è accessibile solo all’apiario 3. L’apiario 1 e 2 sono stati scelti, fra altri, anche per motivi organizzativi.
Il contributo al raccolto estivo in miele, da parte dei tre pascoli esclusivi, può essere esattamente quantificato solo grazie all’analisi “melissopalinologica” della produzione mellifera fornita dai rispettivi apiari prescelti.
Di seguito, si riporta una brevissima spiegazione su cosa è un’analisi di questo tipo (Ricciardelli D’Albore, 1998; Piana, Sabatini e Persano Oddo, 1993; Piana & Persano Oddo, 2003; Ricciardelli D’Albore & Intoppa, 2016). Si tratta di una indagine microscopica di laboratorio che viene eseguita su un campione del miele annuale di un certo apiario. Consente di risalire all’origine floreale percentuale del raccolto, attraverso la conta del numero e tipo dei granuli pollinici contenuti nel cosiddetto “sedimento”. Questi, infatti, cadono dalle antere del fiore sul nettare secreto dai nettàri, vengono inglobati e lo “marcano”, essendo morfologicamente specie-specifici (o comunque taxon-specifici). Quando l’ape sugge il nettare, lo ingoia e lo porta nel suo alveare, mescolandolo a quello di miriadi di altri fiori dello stesso taxon, vi trasporta anche la sua “impronta digitale”, che consente di risalire alla fonte botanica originaria del miele. Lo stesso vale per tutti gli altri taxa bottinati. Il calcolo percentuale è un approfondimento di questa analisi, e consente di riconoscere un miele mono-floreale (“monoflora”) da uno multi-floreale (“millefiori”).
Ogni anno, quindi, da ciascuno dei tre apiari è stato prelevato un campione di miele, rappresentativo della/e smielatura/e effettuata/e dal relativo apicoltore: su tale campione è stata eseguita l’analisi dei pollini contenuti, adottando in particolare il metodo di Louvaux (1956; 1958-’59; 1961. Vedi descrizione sintetica in Ricciardelli D’Albore & Oddo, 1978). Essa è stata ovviamente di tipo qualitativo e quantitativo: era necessario difatti conoscere non solo da quali fioriture provenissero i granuli pollinici, ma anche il loro esatto rapporto percentuale, rispetto al totale dello spettro pollinico. Si precisa che nessun apicoltore del Cònero attua l’estrazione del miele per pressatura, né smiela favi del nido degli alveari; ne consegue che tale esame di laboratorio è probante per la determinazione dell’origine botanica dell’alimento (ACCORTI e coll., 1986).
Le analisi dei mieli costituiscono dunque parte integrante della ricerca. Si è posto di conseguenza un problema metodologico. Ogni apicoltore sa che il raccolto di uno stesso apiario, mantenuto in una stessa zona di bottinamento, anno dopo anno, è soggetto ad una certa variabilità non solo quantitativa ma anche qualitativa. E’ cioè attesa e normale una variazione annua del contributo percentuale di ogni singola specie nettarìfera, bottinata dalle api. Per ottenere quindi uno spettro pollinico che dia informazioni significative, occorre ripetere le analisi sui raccolti di un certo numero di anni, e calcolare la media dei risultati. E’ a questo punto che si pone una domanda fondamentale, di carattere metodologico: quanti anni sono necessari per ottenere uno spettro pollinico medio, che risulti attendibile e qualificante? I fattori che determinano la variabilità annua ponderale e qualitativa del miele di un apiario sono di carattere meteorologico, floristico, edafico ed antropico. Sono fattori che riguardano rispettivamente l’andamento atmosferico prima e durante la stagione del raccolto; la flora nettarifera spontanea e coltivata, a disposizione delle api; la natura del terreno che funge da substrato a tale flora; le tecniche di allevamento adottate dall’apicoltore. Nel caso dei tre apiari selezionati per la presente ricerca, è possibile considerare gli ultimi tre fattori praticamente costanti da un anno all’altro. L’andamento atmosferico – al contrario – può cambiare anche in modo sensibile da una stagione di raccolto alla successiva, ed è dunque il maggior responsabile delle variazioni polliniche descritte. Affinché in una determinata località possano verificarsi tutti o quasi i principali tipi di andamenti atmosferici che la caratterizzano, occorre – di solito – un periodo di almeno otto anni (BIONDI, com. pers.).
Per ricavare una composizione botanica media del miele di ogni singolo apiario selezionato, che risulti attendibile, le analisi polliniche sono state estese sui raccolti di 11 anni, a partire dal 1983, fino a comprendere nella ricerca il 1993. Le indagini sono state eseguite per l’esattezza su un totale di 23 campioni, prelevati dal laboratorio dei 3 apicoltori.
Negli anni successivi (Piana & Persano Oddo, 2003; Stefàno e coll., 2005) si è venuti al corrente di un diverso metodo di utilizzare i dati ottenibili con l’analisi melissopalinologica dei mieli, con lo scopo di conoscere inequivocabilmente da quale territorio proviene o meno un dato miele (Mariassunta Stefàno, ASSAM, com. pers.).
La media campionaria è la più comune misura di intensità, mentre la deviazione standard è la più comune misura di variabilità, all’interno di un insieme di dati (Wonnacott & Wonnacott, 1976; Spiegel, 1976).
Tutti i dati ricavati al microscopio sono stati raggruppati in una apposita tabella, la n. 6, ove si può leggere il contributo percentuale annuo (intensità) di ogni taxon al miele di ciascun apiario del Cònero, nel periodo dell’indagine (una certa, importante, variabilità annua la si può intravedere anche già da qui.
Dunque, per tentare di verificare la suddetta, attesa variabilità annua nella qualità e quantità del nettare nel miele, si è provveduto ad elaborare la media annua – per lo stesso periodo di anni – del contributo percentuale dei singoli taxa. Questo dato è più significativo, perché considera tutti e tre insieme gli apiari dell’area. Confrontando i singoli contributi dei taxa con il relativo valore medio, si possono verificare le forti oscillazioni nella produzione annuale di ciascun taxon del monte bottinato. Gli stessi valori del sedimento, infine, sono stati ulteriormente processati, sempre statisticamente, utilizzando la deviazione standard (variabilità). Da qui in poi, sono stati presi in considerazione sempre e solo gli 8 taxa con i contributi medi più elevati, il cui polline al tempo stesso è quasi costantemente presente nel miele del Cònero.
Un’ulteriore elaborazione è consistita nel raggruppare le specie degli anni ’83-’87 (o i generi oppure le famiglie individuate) in base all’aspetto morfologico (struttura della vegetazione), distinguendo le erbacee dalle arbustive e piccole arboree, individuando le specie tipiche del pascolo e della macchia, etc. (tab. 7).


Salve a tutti, sono il dott. biologo veg. Walter Asci Ph.D. (on Plant DNA), in pensione dal 2025, e questa è la mia rubrica, curata nei dettagli assieme ai miei colleghi Edoardo Biondi, Anna Gloria Sabatini e Sandro Ballelli! Nelle prossime settimane vi guiderò in questa mia ricerca, analizzando dati e vari aspetti del settore dell’apicoltura nella zona del Monte Conero. Qui il mio curriculum


