RUBRICA: Flora Apistica, alimentazione annuale dell’ape e produzione di miele nell’area del Monte Conero (AN)
INTRODUZIONE
L’Apicoltura si realizza attraverso profondi legami con le caratteristiche ecologiche dei territori in cui viene praticata. Considerata la forte interazione tra ambiente ed allevamento delle api, il Dipartimento di Botanica ed Ecologia dell’Università degli Studi di Camerino ha inteso inserire – nel quadro delle proprie attività di ricerca in Ecologia vegetale – uno studio sull’ambiente e l’ape, allevata in un’area particolare del territorio delle Marche.
Attraverso un’indagine sulle interazioni di questo insetto con l’ambiente si possono infatti ricavare informazioni il cui interesse non è limitato esclusivamente al campo scientifico (Apidologia), ma può offrire ricadute sia per lo sviluppo dell’apicoltura sia per il più vasto settore della gestione delle risorse e della pianificazione territoriale.
In particolare, negli ultimi decenni, si è prestata più attenzione ad indagini sulla flora di interesse apistico in territori regionali (Stefàno & Domenichetti, 2013; Stefàno, 2014) e sub-regionali (Asci & Taffetani, 2012: Bibliografia). Lo si è fatto senz’altro per quanto riguarda lavori scientifici sulle connessioni con la produzione locale di eventuale miele tipico, di pregio (A.M.A., 2000). Tuttavia, và detto che, in minor misura ci si è occupati del problema dell’alimentazione e sopravvivenza annuale dell’insetto. Sembra infatti che, quando questa indagine ebbe inizio, l’argomento non fosse stato trattato in Letteratura, in modo approfondito. Questo imenòttero, difatti, produce miele ed altro nella buona stagione, ma ha bisogno di nutrimento per tutto l’anno, dal momento che supera l’inverno in colonie (arnie).
Merita qui un inciso: la sua importantissima funzione prònuba -imparagonabile all’aspetto produttivo- che dura anch’essa, in pratica, per 12 mesi. E’ noto che l’ape impollina circa il 70% delle sole colture agrarie (AA.VV., 1977; AA.VV., 2008) e gran parte delle piante spontanee a fiore.
Con il presente contributo si è inteso iniziare a verificare quanta parte del ricco patrimonio floristico del monte Cònero (o monte di Ancona) alimenta di nettare e di polline gli apiari dell’area durante tutto l’anno e quanta parte consente la produzione estiva del loro miele.
Il Parco naturale regionale del Monte Cònero
L’area prescelta per l’indagine è la più importante per valori di naturalità tra quelle presenti lungo la costa marchigiana (MASSA & PEDROTTI, 1977; Biondi e coll.,1998 – 2007). La montagna, sagomata ad ellissòide, si eleva direttamente sul litorale fino a 572 m di altezza, a circa 10 km in direzione sud-est dalla città di Ancona, proprio dove la costa stessa cambia direzione, determinando la caratteristica configurazione di “gomito d’Italia”. Amministrativamente, il monte svetta sul territorio di due Comuni: Ancona e Sirolo.
La Flora del Cònero ha un eccezionale interesse naturalistico in quanto – come detto – particolarmente ricca: oltre mille taxa (1.171 tra specie, sub-specie, varietà ed altre entità di rango inferiore) in appena 10 km2 di superficie. Sono state individuate ben 101 famiglie e 507 generi. Altrettanto importanti sono gli aspetti vegetazionali del Cònero, costituiti da una serie di fitocenòsi con caratteristiche ecologiche ben differenziate, descritte in BIONDI (1986; Biondi e coll., 1998-2007. Fig.1).




Durante lo studio si è sempre fatto riferimento alla struttura della vegetazione, cioè alle formazioni vegetazionali presenti sul Cònero. In particolare si è voluto determinare l’interesse apistico dei taxa di due formazioni: una erbacea, e cioè un pascolo xèrico sul versante ovest del monte (con vegetazione riferibile, da un punto di vista fitosociologico, alla Convolvulo elegantissimi-Brometum erecti ass. nova), e una arbustiva: la macchia mediterranea che ricopre in parte il versante meridionale [con vegetazione riferibile all’associazione Orno-Quercetum ilicis H-ić (1956) 1958].
Con la Legge della Regione Marche n. 21/’87 il territorio del monte e delle sue pendìci è stato istituito a “Parco regionale naturale”. Per motivi di carattere metodologico è stato determinato anche l’interesse apistico della vegetazione dei campi coltivati, che ricopre le immediate pendìci del Cònero, verso l’entroterra. Particolare attenzione è stata dedicata alle coltivazioni di lavanda e lavandino, estesamente praticate da un’azienda di colture officinali, presente presso la località Poggio. Le numerose altre fitocenòsi presenti sul territorio descritto sono state trascurate, in questa fase iniziale di ricerca, per uno o più dei seguenti motivi: la loro limitata estensione; l’esiguo assortimento di flora notoriamente apistica; la modesta attrattività riconosciuta generalmente a tale flora nei confronti dell’insetto sociale; la non ottimale posizione rispetto agli apiari insediati nel territorio.
Da un punto di vista entomo-sistematico, l’apicoltura consiste nell’allevamento di colonie di Apis mellifera ligustica Spin. (Classe Insecta, Ordine Hymaenoptera, Superfamiglia Apoidea, Famiglia Apidae, Genere Apis, specie mellifica, sottospecie ligustica; D’ANCONA, 1975). Tale sottospecie popola tutta l’Italia peninsulare – quindi anche le Marche. E’ conosciuta dagli entomologi come “ape italiana” (I.N.A., 1983; BENASSI e coll., 2018; Contessi, 2018).
Gli aspetti metodologici della ricerca sono stati particolarmente curati, tanto nella fase di sintesi delle informazioni disponibili in Letteratura, quanto in quella di proposta di nuovi criteri. In ragione di ciò, nonostante l’area indagata non sia di vaste proporzioni, alcuni risvolti relativi ai metodi vengono presentati in dettaglio, come un piccolo contributo generale ed originale all’Apidologia del territorio.

Salve a tutti, sono il dott. biologo veg. Walter Asci Ph.D. (on Plant DNA), in pensione dal 2025, e questa è la mia rubrica, curata nei dettagli assieme ai miei colleghi Edoardo Biondi, Anna Gloria Sabatini e Sandro Ballelli! Nelle prossime settimane vi guiderò in questa mia ricerca, analizzando dati e vari aspetti del settore dell’apicoltura nella zona del Monte Conero. Qui il mio curriculum
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