RUBRICA: Risultati e Discussione
Risultati delle osservazioni in campo: “Flora apistica del monte Cònero”
Essa compendia tutti i circa 200 taxa nettariferi che sono risultati visitati dall’imenottero, per procurarsi il cibo, nelle tre zone del territorio del monte Cònero. Zone tenute in osservazione durante il periodo della ricerca, da gennaio a dicembre di ogni anno.
Nella Flora, per la maggior parte dei taxa sono stati indicati il genere botanico, la specie ed eventualmente anche la sotto-specie e la varietà, riportati nella “Flora d’Italia” (PIGNATTI, 1982). Solo in alcuni casi si è ritenuto necessario ricorrere alla “Flora Europaea” (TUTIN e coll., 1964-1980). Vengono inoltre indicati la forma biologica e l’elemento corologico di ciascun taxon. Per ogni zona ove esso è presente, è stata riportata quindi la sua diffusione, il tipo (o i tipi) di raccolto/i effettuato/i dalle api, la relativa appetibilità massima, la parte della mattina in cui questa si manifesta e qualsiasi altro dato ritenuto utile per definire l’”interesse apistico” della pianta (vedi definizione).
Per quanto riguarda i taxa che sono visitati dalle api per la raccolta del nettare ed il cui polline è stato riscontrato nel sedimento del miele di uno o più apiari selezionati, è stato aggiunto al commento della Flora un ulteriore, importante elemento di valutazione: il loro contributo percentuale medio alla produzione di miele di quel territorio. Si tratta, ovviamente, di piante che fioriscono nel periodo solito del raccolto, già descritto e delimitato.
Per ragioni di spazio, la Flora apistica del monte Cònero non viene proposta in questa sede ma sostituita con una presentazione sintetica, con tutti i dati salienti ricavati dalla ricerca. La versione integrale della Flora è oggetto di una distinta e più ampia pubblicazione.
Elenco dei taxa della Flora apistica
In tab. 1 viene riportato l’elenco dei taxa (ossia delle specie, sotto-specie o varietà, a seconda dei casi) della Flora apistica del Cònero. Essa è stata ottenuta come descritto in Materiali e Metodi.
Scorrendo rapidamente la tab.1 non si può fare a meno di constatare che la maggior parte dei taxa vengono bottinati in Tarda Mattina (TM). Nella Prima Mattina (PM) meno fiori offrono nettare, ma non sono affatto pochi, validando la scelta di diversificare l’orario per le osservazioni in campo, per osservare la bottinatura delle api. Sono veramente pochi i taxa per cui è indifferente il discorso della frazione di mattina scelta, Prima e Tarda (PT).
Tra i taxa che, sulla base delle sole osservazioni, mostrano di attirare di più l’imenottero, ci sono: la Nigella damascèna con valore 4 per nettare e 3 per il polline (TM); Il Ranunculus bulbosus con valori 3 e 3 (TM); la Sinapis alba alba con 4 e 3 (TM); la Vicia villosa varia: 4 e 4 (TM); il Melilotus officinalis: 4-3 (TM); la Sulla coronaria: 4-3 (TM); il Cistus creticus eriocephalus: 4-4 (TM); il Rubus: 3-3 (TM); il Diplotaxis erucoìdes erucoìdes: 3-2 (TM); e diversi altri. Ovviamente non è detto che tali dati implichino automaticamente un forte contributo percentuale medio al raccolto del miele del Cònero: bisogna considerare la zona ove sono avvenute le osservazioni, il periodo di fioritura, la diffusione del taxon, etc. etc. (vedi tab.1, tab. 4 e Materiali e Metodi).
Nella tabella stessa non è stata riservata una colonna all’appetibilità per la melata in quanto il fenomeno della sua emissione – con relativa raccolta – è stato osservato una sola volta durante tutta la durata dell’indagine. Api che bottinavano melata sono state osservate l’1/8/1985 su un gruppo di alberelli di Ulmus canèscens, alle 4:15 a. m. (ora solare), nelle immediate vicinanze dell’apiario della zona 1. E’ stata registrata sulle stesse piante la presenza di insetti morfologicamente simili a Cocciniglie. La melata di Ulmus è scarsamente citata in Letteratura (RICCIARDELLI D’ALBORE & PERSANO ODDO, 1978; D’AMBROSIO, 1980).
Emissione di melata è stata riscontrata durante le perlustrazioni anche su Prunus persica e Medicago sativa, con popolazioni di Afidi e goccioline di liquido zuccherino. In entrambi i casi, tuttavia, le bottinatrici glicìfaghe hanno ignorato la presenza di quest’ultimo.
Su Ailanthus altissima è stata riscontrata attività di raccolta del liquido sgorgante dagli stomi acquiferi (idatòdi). Questi stomi sono presenti alle estremità dei lobi fogliari prossimi al rachide. Il fenomeno è stato osservato il 24/9/1984, durante le prime ore del mattino, al limite di un querceto della zona l. Non risulta essere stato già descritto in Letteratura.
Caratteristiche statistico-floristiche
Dei circa 200 taxa che costituiscono la Flora apistica, 32 sono coltivati (17.1%) e 155 sono spontanei o sub-spontanei (82.9%).
Dalla tab. 2 (Forme Biologiche e Spettro), risulta evidente la preponderanza delle Emicriptofite che rappresentano nel loro insieme il 31.3%; seguono le Terofite con il 22.4% e quindi le Fanerofite con il 19.2%, le Geofite con l’11.7%, le Camefite con il 10.6%, le Nanofanerofite con il 4.8%.
I Gruppi Corologici, riportati in tab. 3 con il relativo Spettro, mettono in evidenza la dominanza del gruppo delle specie Mediterranee (39%). Seguono le Eurosiberiane (18.2%), le Steno-Mediterranee (16.6%), le Europee (11.2%) e le Paleotemperate (10.2%). Da ultimi, cinque gruppi con percentuale minima: le Pontiche (1.6%), le Cosmopolite (1.1%), le Circumboreali (1.1%), le Endemiche (0.5%), le Sub-Tropicali (0.5%).
Taxa di maggiore interesse della Flora apistica
In tab. 4 viene riportato l’elenco dei taxa di maggiore interesse della Flora apistica. Essa è stata ottenuta come descritto in Materiali e Metodi.
L’elaborazione presentata in tab. 4 è stata basata sui dati costituenti la tab. 1. In quest’ultima, per ogni singolo taxon della Flora, sono stati riportati i valori raccolti nella zona di osservazione dove il taxon stesso mostra l’appetibilità per il nettare più elevata in assoluto (vedi premessa in Materiali e Metodi). Un apicoltore interessato ad avere informazioni sui taxa apistici più importanti – informazioni che siano correlate alla collocazione del suo apiario nell’area del Cònero – dovrebbe ovviamente consultare il commento riportato nella Flora apistica versione integrale, ove l’appetibilità per il nettare, quella per il polline, la presenza, etc., di un certo taxon, vengono riferiti ad ogni singola zona in cui il taxon stesso cresce ed è visitato dall’insetto (vedi a riguardo la definizione di competitività floristica). Se il taxon è tra i coltivi, l’apicoltore può consultare quanto per esso riportato nella zona 1, almeno indicativamente; se cresce nel pascolo e le sue api vi arrivano, può riferirsi alla zona 2; se si trova nella macchia, la sua zona di confronto è la 3. Se invece la pianta vive in più di una tipologia e le sue api vi giungono, l’allevatore avrà un quadro più completo consultando, quando è disponibile, più di una zona di osservazione. Il commento della versione integrale della Flora apistica è del resto costituito da un maggior numero di informazioni, su ogni taxon apistico, rispetto quelle presentate in tab. 1.

Salve a tutti, sono il dott. biologo veg. Walter Asci Ph.D. (on Plant DNA), in pensione dal 2025, e questa è la mia rubrica, curata nei dettagli assieme ai miei colleghi Edoardo Biondi, Anna Gloria Sabatini e Sandro Ballelli! Nelle prossime settimane vi guiderò in questa mia ricerca, analizzando dati e vari aspetti del settore dell’apicoltura nella zona del Monte Conero. Qui il mio curriculum


