RUBRICA: Osservazioni in campo
Scelta delle zone di osservazione
Come premesso, le osservazioni sono state condotte anche sul territorio ricoperto dalla vegetazione dei campi coltivati. Non si poteva prescindere da tale (impegnativa) estensione delle perlustrazioni, proprio al fine di ottenere un quadro complessivo del ruolo che ciascuna delle altre due formazioni vegetazionali svolge nell’ambito del pascolo potenziale delle api; come pure delle indirette interazioni che possono crearsi tra formazione e formazione, a motivo della preferenza delle api stesse per la flora ora dell’una ora dell’altra formazione, con il succedersi delle stagioni. Nessun apiario “del Cònero” è infatti attualmente posizionato sul monte, ma sono tutti tra i coltivi – alle sue immediate pendìci o via via più lontano da esso. Questo tipo di vegetazione è il più prossimo agli allevamenti (raggio d’azione preferito dalle bottinatrici: fino a circa 1 km tutto attorno l’alveare); è il più esteso tra quelli che caratterizzano l’area del monte; è quello che offre durante l’anno il più ricco assortimento di flora nettarifera e pollinifera – flora che tra l’altro, in base alla Letteratura, risulta di solito piuttosto attraente per le api (vedi più avanti, riguardo la varietà del paesaggio) e/o dotata di un elevato Potenziale mellifero (Ricciardelli & Intoppa, 2000).
Un apiario del Cònero può inoltre accedere ad ulteriori, eventuali pascoli di bottinamento, a seconda della sua collocazione utile nei confronti di altre tipologie vegetazionali. Due di queste ultime, come già detto, sono state studiate sin dall’inizio da un punto di vista dell’interesse apistico (pascolo e macchia). La fig. 3 illustra e semplifica la posizione rispetto al monte delle tre fisionomie vegetazionali considerate.

Quindi, sulla base della “Carta della vegetazione del monte Cònero” (Biondi, 1986; Biondi e coll., 1998-2007) e tenendo conto della distribuzione degli apiari sul territorio (monte e sue immediate pendìci), sono state individuate tre zone, nelle quali sono state compiute le osservazioni. La presenza di api in tali zone – fondamentale per dare un senso alle perlustrazioni – è stata infatti assicurata, come visto, dalla collocazione di determinati apiari rispetto ad esse (figg. 2 e 3).
Più precisamente:
La zona 1 è stata disegnata all’interno della fisionomìa vegetazionale dei campi. Presenta una forma circolare, con un raggio di 1 km; al suo centro si trova l’apiario l (foto 1).

L’estensione di questa zona è stata fatta coincidere con il limite del volo preferenziale delle bottinatrici dell’apiario stesso, anche se – come nel caso delle zone 2 e 3 – pure altri apiari diffondono loro insetti nella stessa area.
I coltivi sono costituiti per la maggior parte da frumento, ma fanno parte del paesaggio agrario anche barbabietola, mais, sorgo, girasole ed erba medica, a seconda della stagione. Considerevole è l’estensione del vigneto. L’uliveto è invece sporadico e discontinuo. La produzione orticola è limitata alle case coloniche, spesso circondate da alcuni alberi da frutta. Il territorio non risulta comunque omogeneamente utilizzato a coltivo: rimangono infatti frequenti parti incolte, siepi, filari alberati, corsi d’acqua dolce e rupi. Gli incolti e le rupi, in particolare, sono moltiplicati dal continuo succedersi di colline e collinette, che disegnano un paesaggio molto vario e suggestivo; tra queste ultime, in certi casi, si incavano vallècole, più o meno profonde (per es. la “Valle del Diavolo”, tra monte Zoia e Massignano). I campi coltivati sono spesso piccoli; ciò aumenta la varietà del paesaggio e, unitamente ad essa, incrementa la presenza di siepi interposte. Qua e là, si notano piccolissime cenòsi forestali, che determinano, nonostante la loro ridotta superficie, una ulteriore, importante differenziazione degli habitats. In tal senso, il ruscello denominato “fosso Fontanaccia”, che attraversa per un tratto anche la zona 1, contribuisce con una stretta fascia di vegetazione ripariale ad accentuare tale diversificazione (foto 2).

Nella zona 1 sono coltivati i seguenti taxa (vengono elencati solo quelli sui quali è stata constatata una qualche attività di raccolta da parte delle api): Ulmus glabra, Prunus dulcis, Prunus dulcis (selvatico), Prunus armeniaca, Prunus persica, Prunus domestica subsp. insititia, Prunus cerasus, Prunus avium, Malus domestica, Pyrus communis, Sulla coronaria, Tamarix gallica, Solanum tuberosum, Ziziphus jujuba, Medicago sativa subsp. sativa, Cynara scolimus var. altilis (?), Trifolium pratense subsp. pratense, Sorghum bicolor subsp. bicolor, Vitex agnus-castus, Helianthus annuus.
Al margine della zona 1 si trova un’azienda agraria, specializzata da anni nella coltivazione di piante officinali. I suoi campi si estendono per circa 5 ettari. I taxa officinali coltivati (tutti attivamente bottinati dall’insetto prònubo) sono: Thymus sp., Rosmarinus officinalis, Salvia officinalis, Salvia officinalis var.?, Salvia officinalis var. montanina, Digitalis lanata, Leonurus cardiaca, Ruta gravèolens, Origanum heracleoticum, Hyssopus officinalis, Melissa officinalis, Echinops ritro subsp. ritro, Lavandula angustifolia (lavanda), Lavandula hybrida (lavandino) var. maime, var. abrialis, var. ligure, var. r. c. (Rinaldi Ceroni). La coltivazione della lavanda e delle quattro varietà di lavandino occupa mediamente 1’80% della superficie dell’azienda.
Và precisato che i dati raccolti con le osservazioni sull’interesse apistico di un taxon dei coltivi sono riferiti alla zona 1 e solo indicativamente possono essere estesi a piante dello stesso taxon che crescono al di fuori di essa, anche se nella stessa tipologia vegetazionale. Questo perché, pur essendo i coltivi attorno al Cònero sostanzialmente omogenei, estesi lavandeti sono presenti solo ed esclusivamente all’interno della zona 1. Durante la fioritura dei lavandeti, a parità di tutti gli altri fattori in gioco e solo per ovvie ragioni di competitività floristica, l’interesse apistico di un certo taxon che cresce tra i coltivi della zona 1 può non essere uguale a quello che lo stesso taxon mostra tra i coltivi fuori dalla zona 1 e lontano dai lavandeti. Del resto, spostandosi attorno al monte, anche la presenza di altre tipologie vegetazionali può far variare l’interesse apistico di uno stesso taxon dei coltivi, sempre per ragioni di competitività floristica.
Le osservazioni condotte nella zona 1 hanno inoltre fornito dati sull’interesse apistico delle varietà di lavanda e lavandino ivi coltivate.
La zona 2 comprende quasi interamente il pascolo xèrico che si estende sul versante occidentale del monte Cònero. L’apiario 2, fra quelli più vicini in linea d’aria e con la migliore collocazione nei confronti del pascolo, dista da tale zona da un minimo di 1 ad un massimo di 1,5 km, essendo ubicato sulle pendìci del monte Colombo, una collina che si erge di fronte al pascolo studiato.
Questo tipo di pascoli si è originato a seguito dell’abbandono progressivo delle superfici coltivate. Si tratta quindi di formazioni secondarie, inquadrabili nella serie dinamica che porterà gradualmente alla ricostituzione della vegetazione (potenziale) forestale. In effetti, la presenza qua e là di popolazioni di ginepro rosso (Juniperus oxycedrus), e di altre specie particolari, indica proprio il passaggio dal pascolo alla garìga. La vegetazione del pascolo appartiene all’associazione Convolvulo elegantissimi-Brometum erecti ass. nova. Sul Cònero questi prati presentano un significativo contingente di specie, tra le quali risultano particolarmente diffuse il bromo (Bromus erectus) ed il brachipodio (Brachypodium pinnatum), che concorrono a differenziare questa vegetazione da quella della opposta costa adriatica, quella slava. Tra le specie caratteristiche della nuova associazione è presente un gruppo costituito da Convolvulus elegantissimus, Linum strictum, Linum tenuifolium, Bartsia trixago e Aster linosyris. Fitocenosi di tipo ecotonale sono diffuse anche nel brometo xèrico (foto 3).

Le osservazioni sono state condotte nella zona 2 per ricavare dati sull’interesse apistico dei taxa pascolivi del Cònero (Porrini, com. pers.); và tenuto però presente che le raccoglitrici dell’apiario 2, per via della distanza e di altri fattori (atmosferici e di competitività floristica: vedi Risultati e Discussione, sotto-paragrafo “Periodi critici – zone 2 e 3”), durante l’anno bottinano anche e preferibilmente in altri ambienti, soprattutto coltivati, interposti tra allevamento stesso e pascolo.
La zona 3 è stata delimitata sul margine inferiore della macchia mediterranea e comprende anche una sottile striscia dell’incolto che la compenetra. L’apiario 3, il più vicino alla macchia in linea d’aria, dista da questa da un minimo di 0,5 ad un massimo di 1 km.
La macchia mediterranea è riferibile all’associazione fitosociologica Orno-Quercetum ilicis H-ić (1956) 1958. Essa raggruppa i boschi misti di sempreverdi e caducifoglie, dominati dal leccio (Quercus ilex) e dall’orniello (Fraxinus ornus). Nelle aree meglio esposte il bosco si presenta circondato da un mantello termòfilo a Lentisco (Pistacia lentiscus), con l’interessante presenza di uno strato di altri arbusti, quali il Cisto, l’Osiride e la Spina di Cristo, mantello che risulta incluso nella zona 3 (foto 4).

Pure in questo caso le api dell’apiario 3 bottinano anche e più volentieri nei coltivi interposti tra questo allevamento e la zona in esame (vedi sopra).
All’interno di ogni zona sono state quindi individuate varie sotto-zone, ossia delle superfici più piccole (laddove possibile, è stata riportata la loro denominazione topografica), allo scopo di agevolare l’individuazione dei taxa di interesse apistico e la registrazione delle relative osservazioni, con il succedersi periodico delle perlustrazioni. Le sotto-zone sono state comunque selezionate in modo da coprire pressoché interamente una certa zona e rappresentarne, nel complesso, tutte le differenziazioni ecologiche.
Sotto-zone della zona 1: Montirozzo; Ciliegio del Cònero; Bivio di Portonovo; Colonìa Moròder.
Sotto-zone della zona 2: “a” ; b”; “c” ; “d”; “e” ; “f” ; “g” (non esistono località topografiche).
Sotto-zone della zona 3: Strada del Mortaròlo; Villa Baldacci; Mortaròlo (quota 220 metri s.l.m.).

Salve a tutti, sono il dott. biologo veg. Walter Asci Ph.D. (on Plant DNA), in pensione dal 2025, e questa è la mia rubrica, curata nei dettagli assieme ai miei colleghi Edoardo Biondi, Anna Gloria Sabatini e Sandro Ballelli! Nelle prossime settimane vi guiderò in questa mia ricerca, analizzando dati e vari aspetti del settore dell’apicoltura nella zona del Monte Conero. Qui il mio curriculum


