RUBRICA: Modalità di osservazione
Ogni taxon visitato dalle api è stato registrato su una scheda, con dati relativi alla sua fenologia (solo la fioritura), al tipo di raccolta effettuato dalle api (nettare e/o polline, oppure melata), all’intensità dell’attività di bottinamento rilevata, al suo habitat, oltre alle caratteristiche stazionali e ad ogni altro dato ritenuto utile ai fini del lavoro. La fenologia e l’attività di bottinamento (appetibilità) sono state riportate con i criteri presentati nei paragrafi successivi.
Sono stati prelevati due o tre esemplari per ogni taxon visitato dalle api, ed è stato così costituito un erbario apistico, che documenta ed integra il lavoro svolto in campo (ASCI & TAFFETANI, 2012). L’erbario (circa 450 esemplari) è stato incorporato in quello dell’Orto Botanico dell’Università di Camerino, costituendone una apposita sezione. La determinazione sistematica che ha accompagnato la raccolta degli esemplari è stata approfondita il più possibile. Ciò ha permesso di realizzare un compendio floristico che non di rado è giunto alla individuazione della varietà.
Le osservazioni sono iniziate nel marzo del 1984 e si sono protratte sino all’estate inoltrata del 1985. Negli anni successivi sono state effettuate ricognizioni integrative. A seconda della stagione e della zona di territorio considerata, le ispezioni hanno avuto la seguente frequenza:
Zona 1:
Da dicembre a febbraio: osservazioni mensili; marzo e aprile: osservazioni bisettimanali; da maggio a settembre: osservazioni settimanali; ottobre e novembre: osservazioni bisettimanali.
Zone 2 e 3:
Da dicembre a febbraio: osservazioni mensili; marzo e aprile: osservazioni bisettimanali; da maggio a luglio: osservazioni settimanali; agosto e settembre: osservazioni bisettimanali; ottobre e novembre: osservazioni trisettimanali.
Per la scelta dei giorni, della parte del giorno e delle ore durante le quali condurre le osservazioni in campo, è stato adottato il seguente criterio. Và premesso che, in accordo con la Letteratura specialistica (MENGHINI & RICCIARDELLI D’ALBORE, 1979), si è inteso rilevare solamente i valori massimi dell’attività di bottinamento delle api, osservabili in campo su ciascuna specie vegetale, in un particolare momento. Sono stati dunque scelti giorni caratterizzati da condizioni atmosferiche ottimali, tanto per il volo delle api quanto per la produzione del nettare e del polline da parte della maggioranza delle piante e per il fenomeno della emissione di melata. Le osservazioni sono state condotte il primo giorno della settimana, salvo quando le condizioni atmosferiche sono state ritenute non ottimali. In riferimento al volo delle api, le ricognizioni sono state quindi effettuate in giornate caratterizzate da assenza di vento, che danneggia in generale la loro attività di raccolta – quella del polline in particolare (GALIMBERTI & ZUCCOLI, 1981; SABATINI e coll., 1985). Durante l’inverno e le stagioni intermedie, è stata ritenuta indispensabile una buona luminosità (ZIMMERMANN, 1981; SABATINI e coll., 1985) e una temperatura non al di sotto dei 15 °C. Per quanto invece concerne le condizioni ottimali per le piante, in relazione alla loro produzione di nettare, sono stati evitati giorni successivi a notti fredde (A. R., 1980), oppure caratterizzati da venti freddi (FOSSATI, 1971) o caldi e comunque da venti secchi. La produzione di polline non risulta granché influenzata da parametri atmosferici (vedi anche Pierotti, 1992).
Per quanto riguarda la parte della giornata in cui effettuare le perlustrazioni, è stato scelto il mattino poiché sembra ormai accertato che nella maggior parte delle piante la secrezione nettarifera è massima al mattino (D’AMBROSIO & SABATINI, 1978), come pure avviene di preferenza nelle ore del mattino la emissione di melata (PIANA, D’ALBORE & ISOLA, 1981). Anche il polline viene raccolto dalle api principalmente durante il mattino (BAILO, 1990; GALIMBERTI & ZUCCOLI, 1986).
Si è valutato infine quali ore della mattina considerare. Ogni specie ha una temperatura ottimale per la secrezione nettarifera (A. R., 1980; BAILO, 1981). Ne fanno cenno Galimberti e Zuccoli nel 1981. Il polline viene soprattutto raccolto nella prima parte della mattina. Le ore più favorevoli alla emissione della melata sono del resto quelle dell’alba (PIANA, D’ALBORE & ISOLA, 1981). Con il passare delle ore, infine, il volo delle raccoglitrici si intensifica comunque. Le osservazioni sono state quindi condotte sia nella prima che nella tarda mattina, allo scopo di studiare la variazione oraria nella appetibilità per i tre alimenti di ogni singola specie bottinata. Sembra che l’argomento sia stato trattato con la giusta considerazione (Simonetti e coll., 1989; Contessi, 2018), qualche anno dopo l’inizio delle presente ricerca (1983).
Durante la buona stagione (aprile-settembre, per la latitudine del Parco, l’altezza del promontorio e le esposizioni dei suoi versanti) le ispezioni hanno avuto inizio non appena davanti agli alveari è stata raggiunta una intensità di volo di bottinatrici ritenuta “sufficiente” e sono terminate prima delle ore centrali, più calde del giorno, quando, cioè, le api diradano i voli (ZIMMERMANN, 1981) e le piante diminuiscono la secrezione di nettare.
Durante la stagione avversa (ottobre-marzo) le api utilizzano poche ore del giorno – proprio quelle centrali – per la loro eventuale attività di raccolta (e di purificazione). In tal caso, perciò, le osservazioni sono state condotte a partire da quando si è raggiunta la massima intensità di volo davanti agli alveari, interrompendole prima che questa cominciasse a calare.
Raccolta dati fenologici
La fenologia (riferita alla sola fioritura) dei taxa bottinati è stata rilevata utilizzando la scala di simboli proposta da MARCELLO (1935), semplificata come segue:
++0 = Inizio fioritura (solo boccioli e fiori aperti)
+++ = Piena fioritura (tutti e tre i gradi antèsici)
0++ = Fine fioritura (solo fiori aperti e appassiti)
000 = Fioritura finita (solo fiori appassiti)
Si è cercato in tal modo di seguire tutto l’arco della fioritura di ogni taxon visitato. Questo criterio permette di valutare meglio l’appetibilità del taxon stesso, che è soggetta a variazioni anche sensibili da un giorno di osservazione al successivo previsto, a seguito di eventi atmosferici (per es. una intensa pioggia caduta nei giorni precedenti l’osservazione), a carattere fenologico (per es. il sopraggiungere di una fioritura, competitiva nell’attrarre le bottinatrici), etc..
Con i dati fenologici raccolti sono state quindi compilate tre tabelle fenologiche distinte, relative alle tre diverse zone di ricognizione. Per ogni singolo taxon, i dati raccolti nel 1984 sono stati mediati con quelli del 1985. Per integrare le poche osservazioni fenologiche che non è stato possibile effettuare in campo, ci si è avvalsi della “Flora d’Italia” (PIGNATTI, 1982). Le tabelle vengono omesse in questa sede per ragioni di spazio, ma sono state utilizzate come materiale di base per l’elaborazione di tutti i dati raccolti in campo.
Raccolta ed elaborazione dati di appetibilità
Sulla scheda delle osservazioni è stata registrata l’appetibilità massima di un certo taxon vegetale, in una determinata zona (vedi definizione).
L’intensità massima è stata espressa mediante una scala di simboli, distribuita su cinque livelli.
r = taxon visitato raramente
1 = taxon visitato scarsamente (meno di 1 ape/m2)
2 = taxon visitato normalmente (1 ape/m2)
3 = taxon visitato discretamente (più di 1 ape/m2, cioè 2-4)
4 = taxon visitato ottimamente (molto più di 1 ape/m2, cioè da 5 in su)
Il diverso grado di copertura sul terreno e di densità di fiori per unità di superficie, presentato dai differenti taxa visitati, ha richiesto di rapportare i valori osservati di appetibilità ad una predefinita e pratica unità di misura. Di volta in volta è stata considerata come unità di riferimento la superficie teorica di un m2 interamente ricoperto dal taxon osservato, con una densità di circa un fiore ogni dm2. Riguardo le infiorescenze: quelle morfologicamente riferibili alla Sinapis alba (racemo multifloro), sono state considerate come un singolo fiore, in quanto visitabili da una sola ape alla volta; per quelle tipo la Dittrichia viscosa (pannocchia di capolini), molto più grandi delle prime, ogni capolino dell’infiorescenza è stato considerato come un singolo fiore.
I valori relativi all’appetibilità massima per il nettare e per il polline sono stati registrati in campo come descritto in Materiali e Metodi ed elaborati per la Flora nel seguente modo. Le appetibilità relative al nettare, al polline e alla melata sono state prese in esame separatamente. E’ stata considerata, per ogni taxon visitato, la fase fenologica generalmente più significativa, ossia la piena fioritura, per tutto il tempo in cui si è protratta; è stata quindi fatta la media di tutti i valori di appetibilità registrati ad ogni osservazione nella prima mattina e la media di tutti i valori registrati nella tarda mattina. Scelto il valore medio più alto tra questi due, lo si è a sua volta mediato con quello relativo al secondo anno di osservazioni (o ai successivi), ottenuto con lo stesso criterio. Il valore finale ricavato è quello che viene indicato nella Flora apistica.

Salve a tutti, sono il dott. biologo veg. Walter Asci Ph.D. (on Plant DNA), in pensione dal 2025, e questa è la mia rubrica, curata nei dettagli assieme ai miei colleghi Edoardo Biondi, Anna Gloria Sabatini e Sandro Ballelli! Nelle prossime settimane vi guiderò in questa mia ricerca, analizzando dati e vari aspetti del settore dell’apicoltura nella zona del Monte Conero. Qui il mio curriculum


